VISIONE OLISTICA

 

La parola “Olistico” deriva dal greco “Olos” che significa “Tutto, intero, totalità“. Nella filosofia olistica l’Uomo è visto come un’Unità, nella quale gli aspetti fisici, mentali, emozionali e spirituali non possono essere scissi ed analizzati separatamente − come di solito accade nella nostra civiltà contemporanea − ma osservati nella loro totalità. Non è consigliabile, infatti, prendersi cura soltanto di alcuni di questi aspetti − magari trascurandone altri − ma occorre avere attenzione per ogni parte di noi, poiché tali parti sono strettamente correlate tra loro. Ciò significa che non è sano − e forse per certi versi  nemmeno possibile − occuparsi, ad esempio, del solo elemento fisico, a discapito delle componenti emozionali, mentali e spirituali, proprio perché noi siamo la risultante di tutti questi fattori.
Siamo perciò esseri complessi, i cui molteplici aspetti sono strettamente correlati fra loro. Ne deriva che, per rendere la nostra vita sana e felice, è necessario che tutti gli elementi di cui siamo composti siano in rapporto di reciproco e armonico equilibrio.

Ci troviamo di fronte lo spettro di un collasso globale (economico, sociale ed ecologico) ma, secondo alcuni scienziati e pensatori, abbiamo la possibilità di scegliere un percorso più armonico e  luminoso.Abbiamo certamente poco tempo per deviare il collasso e costruire una civiltà in grado di portare pace, sostenibilità e un livello accettabile di benessere per tutti i popoli di questo pianeta.E’ necessario però sviluppare una visione “Olistica”, integrale, ed ampliare il nostro punto di vista  maturando una coscienza più allargata. Dobbiamo anche considerare che facciamo parte di un unico ecosistema interdipendente e quindi l’ECOLOGIA INTEGRALE deve essere messa al primo posto delle nostre attenzioni ed azioni, per ristabilire equilibrio ed armonia.

E’ necessario maturare una visione basata sull’idea che la realtà deve essere considerata nella sua totalità e ciò comporta che ogni cosa è interdipendente e collegata alle altre, il mondo dove viviamo è un grande sistema unitario e complesso. Vi sono interconnessioni, legami fra la scienza, la filosofia e la religiosità ed oggi più che mai è necessario sviluppare una cultura “Olistica”, integrale, che ingloba le diverse discipline.Le nuove scienze, la fisica quantistica, l’epigenetica e la noetica, insieme alla riscoperta delle antiche filosofie e spiritualità sapienziali, in collegamento tra loro, possono dare un grande contributo per acquisire una nuova visione del mondo, più completa e più vera, prospettando soluzioni positive per le complesse problematiche del presente. 

ZALMOXIS,  SOCRATE,  PLATONE  e LA VISIONE OLISTICA

Platone costituisce sicuramente un punto di riferimento per la Tradizione sapienziale-iniziatica e nei suoi dialoghi possiamo ritrovareallusioni ad insegnamenti precedenti, come ai Pitagorici e agli Orfici. Nel dialogo “Il Carmide”, Platone per bocca di Socrate racconta di aver appreso la tecnica dell’incantesimo che cura, insieme, il corpo e l’anima, da uno dei medici Daci-Traci allievi di Zalmoxis, che Platone presenta come “Re, Dio” di quelle popolazioni, personaggio di sicura derivazione dalla Tradizione orfica.

Socrate consiglia al giovane Carmide “una certa erba” per il mal di testa, che però deve essere assunta intonando un “carme magico”, su suggerimento del medico Dacio-Tracio..

La terapia erboristica insieme “all’incantagione”, consigliata da Zalmoxis-Socrate-Platone, si colloca in un contesto psicosomatico ed olistico; infatti viene detto che la parte malata non può essere adeguatamente risanata se non intervenendo sul corpo intero.

Ecco il brano tratto dal Carmide (155):

… avrai udito che i bravi medici, allorché si presenti loro un ammalato d’occhi, gli  dicono di non  potergli dare un rimedio unicamente per gli occhi, ma che per risanare gli occhi devono insieme curare anche la testa; e che d’altronde credere che si possa curare da sola la testa, indipendentemente da tutto il corpo, è una grande stoltezza. Sicché,   movendo   da   questo   principio, sottopongono tutto il corpo a un certo regime, e con la cura dell’intero cercano di curare e di guarire la parte“.

Inoltre Socrate-Platone aggiunge che occorre curare anche e principalmente l’anima, perché è dall’Anima che “…derivano tutti i mali e i beni al corpo e a tutto l’uomo”.

Ecco la prosecuzione del brano tratto dal Carmide (156-157):

… Tale appunto, Carmide, è il caso della mia Incantagione. Io l’imparai li al campo da uno di quei medici  Traci,  discepoli  di Zalmoxis,   che   hanno   fama   di  poter far   dono   anche   dell’immortalità.   Ora quel Trace diceva che i [medici] Greci hanno   bensì   ragione   di   dire   ciò  che dianzi dicevo io, ma Zalmoxis, soggiungeva, il nostro re, che è  un dio, dice che, come non si deve metter mano a curar  gli  occhi  indipendentemente  dal capo, ne il capo indipendentemente dal corpo,  così neppure  il  corpo  indipendentemente  dall’anima;   ma che questa appunto è la causa, per la quale ai medici greci sfuggono tante malattie, perché trascurano quel tutto che dovrebberocurare, e che, ove non sia sano, non è possibile che sia sana neanche la parte. Egli affermava che dall’anima derivano tutti i mali e i beni al corpo e a tutto l’uomo, e di la fluiscono, come dal capo negli occhi. Bisogna dunque, diceva, curare innanzi e soprattutto l’anima, se si vuole ottenere la sanità del capo e delle altre membra. E l’anima, caro mio, continuava, si cura con certe incantagioni; e queste incantagioni sono i bei discorsida cui nelle anime si genera la saggezza; e quando questa in esse si sia generata e vi permanga, è facile procurare la sanità cosi al capo come al resto del corpo. — Nell’insegnarmi dunque il rimedio e le incantagioni, egli soggiungeva: « Bada che nessuno ti persuada a curare con questo rimedio la tua testa, se prima non abbia offerto l’anima all’incantagione perché sia da te curata. Giacché», diceva, « oggidì è questo l’errore degli uomini: che c’e di quelli che si mettono a far da medici separatamente per le due cose: la saggezza e la salute ». E mi raccomandava col maggior calore che né il danaro né la nobiltà né la bellezza m’inducesse a fare altrimenti. Io dunque—  poiché glielo giurai e devo obbedirgli— gli obbedirò; e se tu, come raccomandava lo straniero, sei pronto ad offrire dapprima  l’anima   agli   incantesimi   del  Trace, applicherò al tuo capo il rimedio; se no, non sapremmo cosa fare per te, mio caro Carmide”.

Questo metodo, indicato nel dialogo platonico, risulta olistico ed oltremodo moderno; già nella medicina psico-somatica, ed ancor più nella attualissima medicina quantistica, si afferma ormai, in ambito scientifico avanzato, che dobbiamo avere una visione che privilegia il tutto e non la parte, cioè riuscire a VEDERE L’INTERO. 

Nella medicina quantistica e nella biologia epigenetica si asserisce che ciò che conta più di ogni altra cosa sono le influenze del “campo” (ciò che sta intorno) e delle  energie che sono presenti, compresi i nostri pensieri e le nostre convinzioni. Ebbene nel brano del Carmide, Zalmoxis-Socrate-Platone insegnano che l’Anima (la parte energetica sottile), assimilabile alle energie psichiche presenti nel Campo, è ritenuta più importante del corpo e della parte materiale. Socrate è molto convinto di questi insegnamenti, dato che li ritiene indispensabili e di gran lunga superiori ad una medicina analitica e meccanica (prettamente sintomatica). Socrate e quindi Platone ritengono Zalmoxis come un Maestro di medicina e di saggezza, nonostante i Daci-Traci erano definiti “barbari” dai Greci; infatti questi Saggi medici Daci-Traci sottolineano la cura dell’Anima “coi bei discorsi” fino al raggiungimento della saggezza.

Ritornando al pensiero espresso nel  dialogo (Il Carmide) è evidente che Platone, invece di detestare il passato e la saggezza dei “Barbari”, se ne serve per esprimere il concetto di VISIONE OLISTICA (VEDERE L’INTERO)  e si mostra aperto a retaggi tipici di altri mondi tradizionali che hanno preceduto il suo tempo (orfismo e pitagorismo), insegnamenti che sono riconosciuti e riassorbiti all’interno della metafisica platonica. 

L’attenzione alle molteplici sfaccettature delle varie saggezze è tipico della metafisica della non – dualità, la quale riconosce il valore delle antiche Tradizioni con un atteggiamento di accoglimento ed apertura; di tale stile non oppositivo, Platone e i Neoplatonici sono stati i più grandi interpreti nel mondo occidentale, quelli che hanno saputo meglio manifestare lo spirito universalistico di quella sapienza senza tempo, continuo riferimento anche della nostra Istituzione muratoria.

Ecco dunque l’esortazione: curiamo quindi la nostra Anima con LE INCANTAGIONI, come suggerisce Platone: “queste incantagioni sono i bei discorsida cui nelle Anime si genera la Saggezza”. Per Platone poi se riusciamo a raggiungere la SAGGEZZA: “quando questa SAGGEZZA in esse si sia generata e vi permanga, è facile procurare la sanità cosi al capo come al resto del corpo”, otteniamo la salute.,

Dobbiamo quindi raggiungere la SAGGEZZA con i bei discorsi-INCANTAGIONI e questo comporta tener conto del campo, come dicono i fisici quantistici  e cioè  VEDERE L’INTERO.

“i bravi medici … con la cura dell’intero cercano di curare e di guarire la parte” 

(Platone – Carmide, 155)

Riferimenti: “Geto-DacianReligion di CoulianoPoghirc” e ThracianReligion –  “Sciamanesimo e le tecniche dell’estasi” – Ed-Mediterranee – Eliade – “L’estasi e l’enigma nel poema di Parmenide”, di Roberto Baldini – Periodico Vidya, sett.2009.

LA VISIONE OLISTICA di PLOTINO

Plotino (203-270 d.C.) descrive uno stato di “Illuminazione”, di profonda “Unità” dove la visione diventa “Olistica”, e tutte le cose sono interconnesse, una descrizione simile a quella dei fisici quantistici quando parlano dell’ENTANGLEMENT (l’intreccio), ecco il brano tratto dalla sua opera l’Enneadi:

“Si vedono contemporaneamente tutte le cose, ma non quelle che nascono e muoiono, ma quelle che sottostanno nella loro essenza vera. Si percepisce se stessi negli altri perché tutto è cristallino e trasparente, nulla è solido, denso, oscuro e tutto è visto dentro, di fuori, di traverso contemporaneamente.

La luce si scontra con la luce; ogni cosa contiene in sé tutte le altre ed è contenuta in tutte le altre. Tutto è per ogni dove, e tutte le cose sono dappertutto. Lo splendore è infinito.

Tutto è grande, e il minutissimo è grande come il grande. Il sole è in ogni stella ed ogni stella è il sole. E in ogni cosa vi è una qualità differente e contemporaneamente ognuna è visibile in tutte le altre. Il moto degli oggetti è tutt’uno con gli altri oggetti che si muovono”.    Plotino, (1 EnneadiV, 8, IV)