Tradizione Mesopotamica

Tra le più antiche civiltà, dimostrate con documenti storici ritrovati, vi è sicuramente la civiltà mesopotamica; a cominciare con le due grandi razze che hanno popolato questo territorio fin dal IV e III millennio a.C. i Sumeri e gli Accadi che, proveniente da diverse regioni, si sono stabiliti tra i due grandi fiumi (Tigre ed Eufrate) dove poi si sono succedute il predominio degli Assiri, Babilonesi e Caldei con il sorgere di importanti città Ur, Uruk, Larsa, Lagash, Umma, Nippur, Kish e la più famosa Babilonia.
I Sumeri introdussero forse per primi la scrittura che era la pittografia (un solo segno per significare il nome dell’oggetto), poi in seguito i segni adoperati assunsero il valore sillabico.
La religione fu all’inizio naturalistica, poi successivamente assunsero aspetto umano. Nella classificazione assiro-caldee le divinità sono distinte in triadi, ebdomadi e per sessantine.
Il N.7 era funesto per i Babilonesi e servì per classificare i demoni.
La civiltà mesopotamica fu ricca di concezioni cosmogoniche che hanno poi influenzato altri popoli: Caos, acque primordiali, lotte tra principi di bene-male, vicende della creazione e poi rivolta dell’uomo e vicende della sua degradazione, punizione col diluvio da cui si salva Udnapishtim (Noe’ ) nell’arca. Altre tavolette scoperte fanno riferimento alla caduta dell’uomo ed ad una età dell’oro, ad uno stato di innocenza in un giardino delizioso, perduto a causa di un errore. Tra le divinità più famose vi è: Ishtar (Dea madre della fecondazione), Tammuz (Dio della fertilità). Altra figure mitologiche sono: Gilgamesh (eroe di numerose imprese) e il compagno Enkidu eroe che messosi alla ricerca della pianta della giovinezza dopo averla trovata se la fa sottrarre da un serpente. Quando l’uomo moriva i Babilonesi credevano che si staccasse dal corpo come un’ombra (edhimmou), che poi discendeva nella grande terra verso la casa delle tenebre, dimora di Nergal, circondata da sette mura forate ciascuna da una porta. Secondo la loro concezione, quando l’uomo ha peccato, la divinità, che è come il suo angelo custode, si ritira e se ne allontana, lasciando così posto all’azione dei demoni con tutte le conseguenze, tra cui la più comune è la malattia. Il malato è quindi un colpevole e il peccato-errore crea il terreno di attecchimento per i demoni (microbi, ecc..).
In un paese eccezionalmente fertile i mesopotamici furono prevalentemente agricoltori, ma occupando un terreno alluvionale furono costretti a grandi opere di bonifica, a drenare, canalizzare, rimangono infatti le rovine del canale di Hammurabi sovrano di stirpe semitica (2123-1081 a.c.). Quando i Sumeri erano in decadenza Hammurabi riuscì a fondare l’unità dell’impero e a codificare costumi, leggi, riformando la religione riducendo il numero degli Dei e facendo prevalere su tutti Marduk. Il suo codice è il più antico testo legislativo storico a noi pervenuto, esso è animato da uno spirito giuridico e morale vi sono elencati incantesimi, sortilegi, ingiurie contro testimoni, annullamento di giudizi, debiti, contratti di depositi, ferimenti, medici, architetti, proprieta’ rurali, ecc…

Sappiamo che le conoscenze della scienza Sumero-Accadiana erano molto famose soprattutto per quanto riguarda l’astronomia. Le osservazioni astronomiche risalgono certamente oltre il IV millennio a.C., infatti, quando Alessandro entrò a Babilonia, Simplicio ricorda che Callistene potè inviare ad Aristotele il frutto di osservazione astronomiche sulle eclissi risalenti a 1903 anni prima (siamo quindi intorno al 2250 a.C.). Sappiamo anche che una casta sacerdotale era occupata nei grandi osservatori astronomici costruiti dai Caldei; la clessidra, lo gnomone (la squadra) e il polo erano gli strumenti per la misura del tempo. Scopo delle ricerche astronomiche era per loro la predizione degli avvenimenti umani, desunti dalla posizione degli astri; perciò l’astronomia caldea è un’astrologia, legata all’idea di una regolarità (ciclicità) dei fenomeni e perciò con la possibilità di predizione attraverso il calcolo. La scienza degli oroscopi si trova ben costruita solo verso l’VIII o VII sec. a.C., ma essa rappresenta una tradizione che sicuramente risale al III millennio. I movimenti degli astri erano riferiti all’eclittica infatti pare che non utilizzassero l’equatore, ciò che interessava era la posizione degli astri e non vi sono spiegazioni sul motivo, così si predicono le eclissi ma se ne ignorano le cause (o non vengono ritenute importanti). Sembra che i più antichi documenti sullo zodiaco siano caldei (risalenti al III millennio a.C.); avevano distinto una categoria di stelle fondamentali e anche i pianeti che con il sole e la luna formavano i sette pianeti. Avevano notato l’irregolarità del movimento dei pianeti (retrogradazioni, stazioni, progressioni, ..), ed anche che l’eclissi di luna vengono sempre a luna piena (quando è ai nodi); conoscevano il ciclo di lunazioni (di 18 anni e 11 giorni) composto di 669 lunazioni. L’astronomia caldea riguardava la durata dell’ascensione degli astri, per determinare la loro situazione in un dato istante rispetto all’eclittica, ed è per questo che hanno diviso il tempo ed il cerchio in modo sessagesimale. A quanto sostiene Capparelli, probabilmente i sacerdoti caldei possedevano una scienza più profonda ed esoterica, trasmessa oralmente soltanto nell’ambito della casta privilegiata, che era in grado anche di spiegare le cause dei fenomeni astronomici. Per determinare il corso degli astri usavano la matematica calcolavano ciò che non poteva essere visto e misurato immediatamente ed erano in grado quindi di prevedere la posizione degli astri. Anche le conoscenze matematiche di conseguenza dovevano essere sufficientemente avanzate, la numerazione utilizzava sia la notazione decimale che quella sessagesimale. Tipicamente caldea è la divisione della circonferenza in 360 gradi, ciascuno dei quali è diviso in 60’ ed ancora in 60’’, divisione che è stata adottata in tutto il mondo; avevano tavole per fare moltiplicazioni e divisioni, per le radici quadrate e cubiche e per le progressioni aritmetiche e geometriche.

Mitologia e storia della Mesopotamia

Secondo l’inizio del Poema di Atramhasis (III millennio a.C.), ci fu un epoca antichissima nella quale il dio camminava con l’uomo e discuteva con lui; nei racconti mitologici ci sono tracce evidenti di questa realtà in cui gli dei avevano un contatto diretto con l’uomo. Ricordiamo che secondo il racconto sumerico del Diluvio Universale, nel lunghissimo periodo che precede il Diluvio i Re delle prime città della Mesopotamia erano proprio gli dei poliadi:

Egli Enlil fondò città a Sumer, diede loro i nomi, le stabilì come capitali: la prima di queste città, Eridu, egli diede alla guida Nudimmud, …

Ancora nell’epoca di Gilgames (per due terzi dio ed un terzo uomo) egli colloquiava con la dea Inanna, ma anche un uomo semplice come Enkidu, il servo di Gilgames, poteva rivolgere ingiurie alla dea.
Questa prima era del mondo è stata considerata da Samuel N. Kramer, credo a ragione, l’età dell’oro dell’umanità e traccie evidenti di quello che sarà il Paradiso perduto si trovano nella letteratura mesopotamia, come ad esempio il poema epico del sovrano Uruk, Enmerkar:

In quei giorni non vi erano serpenti, non vi erano scorpioni,
non vi erano iene, non vi erano leoni, …

Gli dei guidano l’uomo nel difficile percorso della civilizzazione. … nel primo libro dell’opera Babiloniaka di Berosso (Caldeo del IV sec.a.C,) viene testimoniato:

“ Vi era una gran moltitudine di gente a Babilonia, ed essi vivevano senza leggi, proprio come animali selvaggi…
Nel primo anno …una bestia, chiamata Oannes (il Nommo ?), apparve dal mare Eritreo in un luogo adiacente Babilonia, Tutto il suo corpo era quello di un pesce, ma una testa umana gli era cresciuta sotto la testa del pesce e piedi umani gli erano cresciuti dalla coda del pesce. …Essa diede agli uomini la conoscenza delle lettere, delle scienze e delle arti di ogni tipo. Essa insegnò loro anche come fondare città, erigere Templi, formulare leggi e misurare i campi. Essa rivelò loro i semi e la raccolta di frutta ed in generale diede loro ogni cosa che è connessa con la vita civilizzata. Dal tempo di quella bestia nulla di nuovo è stato più scoperto. Ma quando il sole tramontava, questa bestia, Oannes, si tuffava nel mare e passava le notti nell’abisso, poiché essa era anfibia. In seguito altre bestie apparvero”.

Una conferma addirittura sorprendente delle informazioni contenute nell’opera di Berosso ci viene dalla documentazione cuneiforme. In un testo di Uruk si è trovato l’elenco di sette Re antidiluviani, ognuno dei quali è accompagnato da un Saggio (apkallu). Il Primo dei Saggi è appunto l’Oannes di Berosso e tutti sono esseri semidivini, come il primo del quale ci ha parlato lo scrittore caldeo. Nella Lista di Uruk dove compaiono i sette Re accompagnati dai sette Saggi il primo Saggio (apkallu) è chiamato Uan e corrisponde ad Oannes di Berosso:

“Al tempo di Ajjalu, il Re, Uan era apkallu;
al tempo di Algar, il Re, Uanduga era apkallu;
al tempo di Ammeluanna, il Re, Enmeduga era apkallu;
… (dalla Lista di Uruk)

Se vogliamo storicizzare la fase mitica dell’umanità possiamo dire che essa è suddivisibile in due periodi: il primo, in cui gli dei governavano direttamente il mondo …il secondo, in cui la regalità viene affidata agli uomini, con la precisazione però che i nuovi sovrani sono guidati da esseri semidivini (saggi-apkallu) inviati dal mondo degli dei.
Il Diluvio Universale, come è ben noto, chiude in maniera drastica queste prime due fasi delle vicende umane. Dopo la catastrofe gli dei non intervengono più direttamente negli affari umani.
La vera storia umana comincia con la terza fase e secondo il testo di Uruk il primo sovrano, che ha come consigliere non più un saggio semidivino, ma un esperto puramente umano, è proprio il leggendario Re di Uruk, Gilgames. La sua natura semidivina fa sì che il passaggio a questa terza fase della storia umana non sia poi così traumatico. Altri modi per entrare in contatto con gli dei creatori del mondo vengono ora introdotti, e si possono sintetizzare in una sola parola: mantica o divinazione.
Le varie arti divinatorie hanno il carattere di “scienza divina”, la conoscenza del futuro era patrimonio esclusivo degli dei, e i sacerdoti, rivelando l’occulto, erano semplici portavoce della divinità. La divinazione appartiene quindi a quella forma di rivelazione che noi potremmo definire “indiretta”, in quanto la divinità non si rivela direttamente, ma per mezzo di fenomeni naturali come il movimento degli astri, i fenomeni atmosferici, i movimenti degli animali, le nascite, ecc.. (prima categoria) oppure per mezzo di fenomeni provocati dai sacerdoti a tale scopo, come l’esame delle viscere e soprattutto del fegato degli animali, l’osservazione del fumo dell’incenso o delle gocce di olio nell’acqua (seconda categoria).
L’astronomia è quindi collegata all’astrologia ed è di rivelazione divina, infatti sin da questi antichi tempi si osservava le stelle per comprendere l’ordine dei cicli cosmici “divini” ed interpretare le relazioni e per poi avere le indicazioni da seguire sulla terra.

Gli astronomi caldei

Filone Alessandrino (30 a.C. – 50 d.C. – vedi passo “L’uomo e dio” pag.442) a diverse riprese nelle sue opere, spiegando il perché della migrazione della famiglia di Abramo dalla Città di Ur dei Caldei a Kharran e poi in Palestina, adduce come motivazione il fatto che la Caldea era la patria degli studi dell’astronomia, dai quali i patriarchi dovevano astenersi. In questo modo sottolinea il primato degli abitanti della Babilonia (Caldea) nello studio degli astri. Non c’è infatti scrittore greco o latino che non riconosca come gli inizi dell’astronomia, da loro chiamata in modo più corretto astrologia, siano da ricercare in due paesi, l’Egitto e la Mesopotamia.
Per Diodoro Siculo le osservazioni degli astri da parte dei Caldei avevano raggiunto la veneranda età di 473.000 anni …Plinio il Vecchio, citando Epigene, dice che le osservazioni dei Babilonesi risalgono addirittura a 720.000 anni, mentre Berosso e Critodemo si accontentano di 490.000 anni.
Concediamo senz’altro che tali dati siano improbabili, ma non possiamo non rilevare come essi attestino la certezza diffusa in tutto il mondo che è la Mesopotamia il luogo in cui gli uomini cominciarono a studiare le stelle in tempi molto antichi.
Il profeta Isaia, nel passo della Bibbia relativo alla maledizione su Babilonia, descrive l’attaccamento dei popoli mesopotamici all’astrologia:

…ti salvino coloro che misurano il cielo, che contemplano le stelle, i quali a ogni plenilunio ti pronosticano che cosa sta per accaderti.

Due altre volte nella Bibbia si evoca l’astrologia mesopotamica, la prima per bocca del profeta Nahum, che parlando della caduta di Ninive, ricorda lo straordinario numero di astrologi alla sua corte:
Tu hai indovini così numerosi come locuste, astrologi come cavallette …
La seconda citazione si ritrova nel libro di Daniele, dal quale apprendiamo che il profeta, sotto il re Nabucodonosor, aveva addirittura ricevuto l’incarico di capo degli astrologi della corte babilonese.
Dopo che il Re Baldassarre aveva fatto un sogno per lui incomprensibile così si rivolge al sovrano:

..C’è nel tuo regno un uomo in cui risiede lo spirito del Dio Santo. Già al tempo di tuo padre si trovò in lui una intuizione, una intelligenza e una sapienza pari a quella degli dei, tanto che il Re Nabucodonosor, tuo padre, lo costituì capo dei maghi, degli astrologi, degli indovini e degli esorcisti …

Platone nell’Epinomide spiega anche il motivo dell’osservazione degli astri:

Fu un antica consuetudine ad educare i primi uomini che colsero tali fenomeni (i movimenti degli astri) grazie alla straordinaria bellezza del clima estivo d’Egitto e di Siria (Babilonia). Costoro potevano contemplare, senza interruzione, ogni stella nel suo splendore, in quanto il clima di cui godevano era sempre privo di nubi e di piogge ..

Non si deve dimenticare che alla scuola di Platone era giunto proprio un Caldeo, Berosso, che ebbe il merito di far conoscere ai Greci la religione astrale mesopotamia che tanto interesse ed entusiasmo suscitò in Platone.

Il cielo noto ai Babilonesi: l’astronomia

Il primo compendio di astronomia chiamato Mul-apin (Stella-aratro) risale sicuramente prima del 1000 a.C.; esso elenca 72 stelle-costellazioni, compresi i pianeti e poi le 18 costellazioni “site nel sentiero della Luna”, attraverso i cui settori la Luna passa ogni mese, toccandoli. Finora sembrava assodato cha la divisione dello Zodiaco in dodici costellazioni, ognuna di 30 gradi, dovesse risalire al 450 a.C., seppure la divisione dell’anno in dodici mesi era gia nota attorno al 1800 a.C. . Berosso riferisce che i Caldei cominciarono a studiare il movimento delle stelle a partire dal Re Nabonassar, (VIII sec. a.C.).
Landsberg e Flkerstein hanno però individuato la pratica dell’astrologia in pieno periodo sumerico, al tempo del governatore di Lagas, Gudea (2200 a.C.). Infatti in un scritto del tempo del governatore Gudea (2200 a.C.) si menziona una dea Nisaba che aveva “sulle ginocchia una tavoletta con le stelle del cielo”, ed un altro personaggio individuato nel dio Architetto Nindub che: “ con il braccio piegato teneva una tavoletta di lapislazzuli su cui disegnava la pianta di un Tempio”.

La dea Nisaba che presiede alla scrittura e all’agricoltura, conosce quindi le stelle del cielo e tiene nelle sue mani “la canna mensoria”, oltre che lo stilo per incidere la tavoletta, in altre parole ha la piena conoscenza del Cosmo e delle sue leggi.
Da un altro passo del mito di Enki e l’ordine del mondo possiamo inoltre dedurre con certezza che i Sumeri già attorno al 2000 a.C. conoscevano le costellazioni tra cui quelle di Petaso e quella del Carro:

“(Enki) poi eresse un Tempio un prezioso e labirintico santuario … la cui parte bassa è atta (simile) alla costellazione di Pegaso e la parte alta è rivolta verso la costellazione del Carro”.