Tradizione Gnostico-Cristiana

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In Palestina all’epoca di Gesù vi erano molteplici forme di Giudaesimo ebraico: Farisei, Sadducei, Zeloti, Esseni ed i Profetici dove è stato collocato lo stesso Gesù. Possiamo quindi considerare che da questi svariati punti di vista ebraici siano scaturiti almeno due tipi di Cristianesimo principale: uno è quello ufficiale e giudeizzante, definito poi “ortodosso”, ed un altro quello gnostico-giovannita, perseguitato e considerato eretico fin dal 2° sec. d.C. .

La gnosi era intesa dalle comunità del primo cristianesimo come conoscenza spirituale, per cui il percorso, che conduce alla “illuminata rivelazione di Dio, passava attraverso la consapevolezza del proprio sé e la comprensione della natura. 

Il cristianesimo gnostico si basava su concetti filosofico – religiosi affascinanti che ebbero una grande influenza sulla cultura del tempo, ma furono ritenuti pericolosi e sovversivi dalle neonate chiese cattoliche e ortodosse le quali considerarono gli gnostici, “eretici”, e li perseguitarono costringendoli a rifugiarsi nella clandestinità.

La Gnosi fu notoriamente la più duratura delle “così considerate” eresie che la Chiesa Cattolica si trovò ad affrontare per oltre mille anni. Fino agli anni 50 ciò che si sapeva della gnosi proveniva o dalla voce distorcente e scarsamente attendibile dei Padri della Chiesa, perché di parte; o, peggio ancora, dai resoconti degli interrogatori cui erano sottoposti coloro che venivano accusati di eresia. Sappiamo dalla storia a quali inimmaginabili sevizie erano sottoposti questi uomini, colpevoli di aver scelto una fede diversa da quella della Chiesa di Roma. E’ ovvio che in queste condizioni, le testimonianze rese fossero null’altro che ciò che veniva detto loro di confessare in cambio del privilegio della vita salva o di una morte più rapida.

Alcune straordinarie scoperte avvenute quasi contemporaneamente  tra il 1945 ed il 1946 hanno radicalmente cambiato la situazione e ci danno, oggi, l’opportunità di conoscere non solo ignoti pezzi di storia che si credevano perduti nel tempo bruciati sul rogo delle eresie, ma anche di ricostruire una nuova interpretazione della storia del cristianesimo primitivo totalmente diversa da come la conosciamo. Dalle scoperte eccezionali dei “rotoli di Qumran” (1945) e dei testi gnostici di Nag Hammadi (1945), possiamo avere la maggior parte delle informazioni relative al Cristianesimo gnostico ed anche identificare una traccia “gnostica” ed ereticale dell’Ebraismo ancora prima del Cristianesimo (2° sec. a.C.). La tradizione “gnostica” risale agli Esseni, ai Terapeuti e alla scuola alessandrina che ha avuto il merito di far convogliare la cultura e la spiritualità egizia, greca e giudaica nella famosa scuola della biblioteca di Alessandria (300 a.C. – 415 d.C.), la quale finirà tragicamente con la morte di Ipazia, filosofa neoplatonica, nel 415 d.C. ad opera dei fondamentalisti” Cristiani “definiti ortodossi” guidati dal Vescovo Cirillo. A questa scuola gnostica, a volte con tratti iniziatici e misteriosofici, sono collegati  insegnamenti dell’Ermetismo, del pitagorismo e platonismo ed anche della Tradizione cabalistica ed alchemica. 

Un’altra fonte in cui si possono riscontrare elementi gnostici è sicuramente il Vangelo di Giovanni, 

infatti l’impostazione del cristianesimo giovannita è universale, ricordiamo la frase evangelica: “Conoscerete la Verità e la Verità vi renderà Liberi”, che rimanda ad una Via di tipo gnostico e ad un istanza di “illuminazione” della coscienza religiosa basata sulla Conoscenza.

Il ritrovamento dei testi gnostici di Nag Hammadi e di Qumran

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Nel 1945 a Qumran vengono scoperti, all’interno di 11 grotte, oltre 800 manoscritti risalenti a 2000 anni fa taluni dei quali in ottimo stato di conservazione, che ci parlano di una comunità molto probabilmente degli Esseni ed unica nata all’interno dell’ebraismo tra il secondo secolo prima di Cristo ed il primo dopo Cristo.

L’importanza di questa comunità sta nella sua straordinaria affinità con la cultura ed il pensiero della prima comunità cristiana, ma anche nel fatto che questa comunità, dalle caratteristiche chiaramente monastiche, precedette la nascita del cristianesimo sviluppandosi unicamente all’interno dell’ebraismo come setta.

 Grazie alle scoperte di Qumran oggi siamo in grado di leggere la biografia ed il pensiero di Gesù non come una anomalia o una eccezione all’interno dell’ebraismo, ma come la naturale conseguenza e sviluppo di qualcosa che era già profondamente vivo e radicato nel pensiero di una parte del popolo ebreo. 

Siamo, inoltre, in grado per la prima volta, di comprendere quale potesse essere il pensiero della più antica delle tre correnti che formarono il cristianesimo delle origini: il Giudeo-Cristianesimo.

Tale corrente, quella degli Esseni, non costituì mai una nuova religione e si mosse, sebbene osteggiata, sempre nell’ambito del pensiero ebraico costituendosi come setta.

Essa non riuscì mai a prendere piede all’interno dell’ebraismo decimata e cancellata dai tragici eventi che seguirono la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C.. Alla avversione del mondo ebraico si unì anche quella del mondo cristiano che ben preso etichettò il pensiero Giudaico-Cristiano come eretico identificandolo con il termine di Ebionitismo.

 

Nel dicembre 1945 poi a Nag Hammadi un contadino arabo scopri una giara che conteneva svariati testi antichi. Alcuni andarono persi ne restano 52: sono testi della prima epoca cristiana, tra cui una raccolta di vangeli cristiani primitivi ignoti. Oltre al Vangelo di Tommaso e al Vangelo di Filippo, la scoperta comprende il Vangelo di Verità e il Vangelo degli Egiziani, che si autodefinisce “il libro sacro del Grande Spirito invisibile”.

Un altro gruppo di testi comprende scritti attribuiti a seguaci di Gesù: il Libro segreto di Giacomo, l’Apocalisse di Paolo, la Lettera di Pietro a Filippo e l’Apocalisse di Pietro.

Il contadino Muhammad Ali aveva trovato delle traduzioni copte, compiute circa 1500 anni fa, di manoscritti ancora più antichi; gli originali erano in greco … 50 anni prima erano stati ritrovati alcuni frammenti dell’originale versione greca del Vangelo di Tommaso.

 L’esame del papiro fa risalire gli scritti al 350-400 d.C., ma gli studiosi sono in disaccordo sulla datazione dei testi originali  (120 – 150 d.C.). Ireneo, vescovo di Lione, che scrive intorno al 180 d. C. lamenta che gli  scritti gnostici eretici avevano già raggiunto, ai suoi tempi, un’ampia diffusione in Gallia, a Roma, in Grecia e Asia minore.

Probabilmente il loro seppellimento fu il risultato di una lotta cruciale per la formazione del cristianesimo primitivo. I testi di Nag Hammadi, e altri simili, furono denunciati come eretici fin dal II sec. d. C. Tutte le notizie a noi pervenute sui testi gnostici provenivano da quello che scrissero gli avversari attaccandoli, come nel caso del Vescovo Ireneo, che fu uno dei primi a perseguitare i cristiani “gnostici”, che poi vennero definiti “eretici” .  Dopo il 200 d.C. il cristianesimo era diventato un’istituzione diretta da una gerarchia di Vescovi, preti e diaconi. La maggioranza delle chiese, tra cui quella di Roma, che assunse il ruolo di guida, respingeva tutti gli altri punti di vista come eresia. Il Vescovo Ireneo e i suoi seguaci sostenevano che poteva esistere una sola chiesa e che fuori di essa “non c’è salvezza”. Solo i suoi membri erano ortodossi e questa chiesa era (cattolica) universale. Chiunque parlava a favore di altre forme di cristianesimo era dichiarato eretico. Quando poi gli ortodossi ottennero l’appoggio di Roma con l’imperatore Costantino dopo il concilio di Nicea (325 d.C.), le sanzioni contro l’eresia si aggravarono. Il possesso di libri denunciati come eretici divenne un reato, e i libri stessi furono bruciati e distrutti; ma forse alcuni monaci, in Alto Egitto a Nag Hammadi, presero i libri proibiti e li misero al sicuro dalla distruzione, nelle giare, dove rimasero sepolti per 1600 anni. 

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L’insegnamento del cristianesimo gnostico

 Coloro che scrissero e misero in circolazione i testi  gnostici non si consideravano “eretici”, la maggior parte degli scritti usa una terminologia cristiana … molti dicono di presentare delle tradizioni su Gesù che sono segrete, celate ai “molti” che seguivano il primo cristianesimo.

Oggi questi cristiani sono chiamati gnostici, dalla parola greca “gnosis” che significa “conoscenza”; ma gnosis non è fondamentalmente conoscenza razionale. La lingua greca distingue tra “conoscenza scientifico-speculativa” e conoscenza tramite osservazione o esperienza, cioè gnosis. L’uso gnostico del termine potrebbe essere tradotto con “conoscenza intuitiva”, poiché la gnosi implica un processo intuitivo di conoscenza di sé. 

Conoscere se stesso, sostengono gli gnostici, significa conoscere la natura e il destino umani. 

Per Teodoto (140-160 d.C.), cristiano gnostico attivo in Asia minore, lo gnostico è colui che è arrivato a capire: “chi eravamo e cosa siamo divenuti; dove eravamo … verso dove ci stiamo affrettando; da cosa veniamo affrancati; cos’è nascere, e cos’è rinascere”.

Conoscere se stesso a livello più profondo, è allo stesso tempo conoscere Dio; questo è il segreto della gnosi. Un altro maestro gnostico Monoimo infatti afferma:

Cerca Dio prendendo te stesso come punto di partenza. Impara chi è dentro di te a rendere ogni cosa sua propria e a dire: “Mio Dio, mia mente, mio pensiero, mia anima, mio corpo”. Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell’amore, dell’odio … Se indaghi attentamente queste questioni, lo troverai in te stesso”.

Per alcuni autori di questi vangeli gnostici la conoscenza di sé è conoscenza di Dio; il Sé e il divino sono identici. Gesù il Vivente, di questi testi, parla di illusione e illuminazione e non di peccato e pentimento come il Gesù del Nuovo Testamento canonico. Invece di venirci a salvare dal peccato, viene come guida, ad aprirci la strada alla comprensione spirituale.

Quando il discepolo ha raggiunto l’illuminazione-realizzazione, Gesù smette di essere il suo Maestro spirituale: il discepolo ed il Maestro divengono uguali, addirittura identici.

Mentre i cristiani cattolici ortodossi credono in Gesù unico Signore e figlio di Dio, distinto per sempre dal resto dell’umanità che è venuto a salvare, il Vangelo gnostico di Tommaso riferisce che appena Tommaso lo riconobbe, Gesù gli disse che avevano entrambi attinto dalla stessa fonte:

“(Gesù) … io non sono più tuo Maestro perché tu sei ebbro; ti sei inebriato alla copiosa sorgente che è emanata da me colui che berrà dalla mia bocca diventerà come me, nello stesso modo che io diventerò come lui, e le cose nascoste gli saranno rivelate”. 

 

L’identità di divino e umano, la connessione tra illusione e illuminazione, Gesù, presentato non come Signore, ma come guida spirituale, sono simili ad insegnamenti orientali. 

Edward Conze (studioso del buddismo) fa notare che i buddisti erano in contatto con i cristiani di Tommaso in india meridionale. I missionari buddisti facevano proselitismo ad Alessandria da diverse generazioni. Anche Ippolito (cristiano di lingua greca a Roma nel 225 d.C.) conosce i bramini indiani e include la loro tradizione tra le fonti dell’eresia: “ c’è …tra gli indiani un eresia di coloro che fanno filosofia in mezzo ai Bramini, … dicono che Dio è Luce, non come la luce che si vede, né come il sole o il fuoco, bensì per loro Dio è discorso (logos), non quello che trova espressione in suoni articolati, ma quello della Conoscenza (gnosis), per il cui tramite il saggio percepisce i segreti misteri della natura”.

Il Vangelo di Tommaso (del discepolo che andò in india) suggerisce quindi un’influenza della tradizione indiana.  Tradizioni parallele possono emergere in culture diverse a epoche diverse … comunque sia attraverso il movimento gnostico emersero in Occidente (nel I sec.) idee associabili alle religioni orientali, ma furono soffocate e condannate dal cristianesimo dei Papi, in primis dal vescovo Ireneo che le definì eretiche.

La conoscenza di sé e della VIA

 

Citando il Vangelo canonico di Giovanni, possiamo porci una domanda fondamentale:

“Come possiamo conoscere la via ? Gesù disse: Io sono la Via, la Verità, la Vita” (Giovanni 14, 6).

 

Questa frase può essere interpretata in modo diverso, infatti la chiesa cattolica romana insiste sul fatto che “solo” attraverso Gesù può esserci la salvezza: “Io sono la Via”, quindi i milioni di buddhisti, di induisti, shintoisti, ebrei, islamici, ecc… non hanno possibilità di salvezza (cosa poco credibile !). Secondo il cristianesimo gnostico invece è imitando l’esempio di Gesù che troveremo la Verità e la vera Vita, quindi in questo senso Gesù ci sprona ad essere come Lui, cosa non possibile per la chiesa romana, la quale afferma che Gesù è l’unico figlio di Dio e quindi inimitabile. 

Nel senso gnostico la VIA è rappresentata dall’AMORE espresso da Gesù: “ …vi do un comandamento nuovo, amatevi l’un l’altro, come io vi ho amato” (Giovanni 13, 31-33), “ …questo è il mio (solo) comandamento, che vi amiate gli uni  gli altri, come io vi ho amato” (Giovanni 15, 12).  Ma l’Amore può essere incarnato e vissuto da chiunque, buddhista, induista, mussulmano…, perciò siamo potenzialmente TUTTI FIGLI di DIO e lo diventiamo realmente quando incarniamo ed esprimiamo l’Amore  seguendo Gesù. Forse era proprio questo il significato che Giovanni voleva esprimere nel suo Vangelo, infatti molti gnostici rivendicano il Vangelo di Giovanni come appartenente alla Tradizione gnostica, nonostante ciò la chiesa romana lo incluse nel Nuovo testamento canonico. Molto probabilmente i cristiani della prima chiesa romana, preoccupati di rafforzare la propria chiesa hanno pensato di trovare appoggio nel Vangelo di Giovanni.

Secondo il testo gnostico il Dialogo del Salvatore, quando i discepoli pongono la stessa domanda: “qual è la Via ?”, Gesù risponde: “ nel luogo in cui potete giungere restate”. Nel Vangelo di Tommaso alla stessa domanda Gesù risponde: “se la Luce esiste in un essere luminoso, allora esso illumina l’universo intero; ma se esso non brilla, vi sono le tenebre”. 

Entrambi i testi indirizzano l’uomo, il discepolo che cerca la Via, verso la singola capacità interiore di trovare la propria strada, verso la LUCE interiore. 

Questa ricerca “solitaria” ed individuale è stata espressa da una parte del cristianesimo fin dal III e IV secolo, quando centinaia di cristiani adottarono forme ascetiche in solitudine. Monaco ha proprio il significato di “solitario, singolo”, nel Vangelo di Tommaso il termine monaco viene spesso usato per definire lo gnostico.

Lo studioso Frederik Wisse ha ipotizzato che probabilmente i testi gnostici di Nag Hammadi facessero parte della biblioteca dei monaci del monastero di S. Pacomio, vicino a dove furono trovati. Proprio nel 367 il potente Vescovo di Alessandria, Atanasio, diede ordine di eliminare i libri definiti “apocrifi”, di tendenza “eretica” (secondo Atanasio), ed allora i monaci potrebbero aver nascosto i preziosi manoscritti nella giara poi ritrovata da Muhammead Ali nel 1945.

Ireneo, Vescovo di Lione, insieme ad altri capi della chiesa, definita da loro stessi “ortodossa”, tra il 150 ed 400 d.C. si affermarono sempre più come un’entità politica e combattevano gli stessi cristiani che davano interpretazioni diverse dei vari Vangeli, come se fossero avversari politici; li definirono “eretici” perché non accettavano la loro autorità  di Vescovi, il credo e il canone dei Vangeli decisi da loro.

I cristiani definiti gnostici avevano diversi credi, erano però tutti  in contrasto con la chiesa romana perché non riconoscevano l’autorità ecclesiastica, per la mancata partecipazione delle donne e soprattutto perché, per gli gnostici, era fondamentale esplorare  e conoscere la psiche e la propria interiorità per percorrere la Via religiosa di realizzazione. Dunque il “conoscere se stessi”, come ricorda Platone e altre diverse Tradizioni spirituali, prima del cristianesimo, risulta fondamentale ed indispensabile per elevarsi.

Per Valentino e per altri seguaci gnostici, la maggior parte degli uomini vivono nell’oblio, in uno stato di incoscienza ed in accordo con gli insegnamenti neoplatonici, nel Vangelo di Verità dicono: “ L’ignoranza … produsse angoscia e terrore. L’angoscia divenne densa come nebbia tanto che nessuno poteva vedere. Per questo motivo l’errore divenne potente …

Gli uomini che vivono nell’ignoranza provano “spavento, confusione, dubbio ed incertezze” e chi resta ignorante, definita “creatura dell’oblio”, non può fare esperienza della compiutezza. 

L’ignoranza per gli gnostici è una mancanza di Luce, come viene affermato nel Vangelo di Verità (24, 32-35): “…. Se uno vive nell’ignoranza, appena gli viene data la conoscenza, la sua ignoranza si disperde da sola: come si dissipano le tenebre quando appare la Luce, così anche la mancanza svanisce nella compiutezza”.

Anche secondo il Dialogo del Salvatore chi non comprende gli elementi dell’universo e di se stesso è votato all’annichilimento. Secondo la Tradizione gnostica la psiche porta in sé la liberazione o distruzione, infatti dal  Vangelo di Tommaso leggiamo: “… Se mostrate ciò che è dentro di voi, ciò che mostrate vi salverà. Se non lo mostrate, ciò che non mostrate vi ucciderà”. 

Questa frase è perfettamente in linea con ciò che gli psicologi moderni chiamano il fenomeno della “rimozione inconscia”, infatti se non riusciamo a riportare a livello cosciente ciò che è nascosto dentro di noi, avremo molti problemi di equilibrio. Per gli gnostici è necessario combattere contro la propria ignoranza ed incoscienza, infatti il maestro Silvano, i cui Insegnamenti sono tra i testi gnostici scoperti a Nag Hammadi, esorta i suoi seguaci ad opporsi all’incoscienza:

“ … poni  termine al sonno che grava su di te. Lascia l’oblio che ti riempie di oscurità … perché persegui l’oscurità, quando puoi ottenere la Luce ? … La sapienza ti chiama eppure tu desideri l’insensatezza … un uomo insensato … percorre le strade del desiderio di ogni passione. Egli nuota nei desideri della vita e viene sommerso  … è come una nave che il vento sbatte di qua e di là, è come un cavallo smarrito che non ha Cavaliere. Quest’uomo ha bisogno del Cavaliere che è l’intelletto, … prima di ogni altra cosa CONOSCI TE STESSO”.

La maggior parte delle fonti gnostiche dichiarano che “il Lume del corpo è la mente” (frase attribuita a Gesù dal Dialogo del Salvatore); ed il maestro Silvano dice:

… fatti guidare dalla tua guida e dal tuo maestro. La mente è la guida, ma l’intelletto è il maestro … vivi secondo la tua mente … acquista forza, poiché la mente è forte … Illumina la tua mente … accendi il Lume dentro di te”.

Il Vangelo di Verità poi afferma: “…Se uno riceve la gnosi-conoscenza, riceve ciò che gli è proprio e l’attira in se stesso … Chi possiede la gnosi sa da dove viene e dove va”.

Dunque la Gnosi-conoscenza ci porta alla saggezza e alla perfezione, Gesù dice: siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste” (Matteo 5, 48), conoscendo noi stessi possiamo raggiungere la scintilla spirituale che ci rende figli di Dio, simili a Lui.  Questo concetto viene confermato dal Vangelo di Verità: “ Parlate dunque dal vostro cuore, perché siete voi questo giorno perfetto e in voi dimora la Luce che non ha fine … voi siete la saggezza che viene brandita … abbiate cura di voi stessi. Non vi preoccupate di ciò che resta, che avete gettato via”.

Quando i discepoli interrogano Gesù sulla venuta del Regno, nel Vangelo gnostico di Tommaso la risposta è chiara:

“Egli disse: Colui che scopre l’interpretazione di queste parole non gusterà la morte.  

Gesù disse: Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato; 

quando avrà trovato si stupirà. Quando si sarà stupito, si turberà e dominerà su tutto.  

Gesù disse: Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco il Regno (di Dio) è in cielo! 

Allora gli uccelli del cielo vi precederanno. 

Se vi dicono: E’ nel mare! allora i pesci del mare vi precederanno. 

Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete, allora sarete conosciuti e saprete che voi siete i figli del Padre che vive. 

Ma se non vi conoscerete, allora dimorerete nella povertà, e sarete la povertà”.

Ed ancora sempre dal Vangelo di Tommaso:

“I discepoli gli domandarono: “ In quale giorno verrà il Regno? “. (Gesù rispose:) “ Non verrà mentre lo si aspetta. Non diranno: “Ecco, è qui!”. oppure: “Ecco, è là!”. Bensì il Regno dei Padre è diffuso su tutta la terra, e gli uomini non lo vedono “.

Il regno simboleggia allora uno stato di trasformazione della coscienza, determinato dall’aver conseguito la conoscenza di se stessi fino alla propria essenza spirituale. L’allargamento della visione e della coscienza comporta una capacità di vedere l’intero, come ha affermato il maestro Platone: “…filosofo (amante della conoscenza-gnosi) è colui che è capace di vedere l’intero”, cioè aver superato la visione dualistica del mondo e di se stessi, e maturare una visione “olistica” che non divide, come del resto si può constatare dal Vangelo di Tommaso:

… Essi (discepoli) gli domandarono: se saremo come i bambini entreremo nel Regno ? Gesù rispose: quando farete in modo che due siano uno, e farete si che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola … allora entrerete nel Regno”.

Anche nel Vangelo (canonico) di Luca viene detto: “Il Regno di Dio è in mezzo a voi”.

Per ciò che riguarda la figura di Gesù, ci sono differenze notevoli tra il cristianesimo romano e la visione del cristianesimo gnostico, né è testimonianza la differenza tra il Vangelo (canonico) di Marco ed il Vangelo gnostico di Tommaso:

Secondo il Vangelo di Marco alla domanda di Gesù “chi credete che io sia ?” Alcuni discepoli rispondono: “Giovanni il Battista, altri dicono Elia …” Pietro risponde: “Tu sei il Cristo”.

Secondo invece il Vangelo di Tommaso:  Gesù disse ai sui discepoli: “fate un confronto e dite a chi sono simile”. Simon Pietro disse: Tu sei simile ad un Angelo Giusto”. Matteo invece disse: “tu sei simile ad un filosofo di grande saggezza”. E Tommaso disse: “Maestro la mia bocca non è assolutamente in grado di dire a chi tu sia simile”. Gesù allora disse: “Io non sono più tuo Maestro, perché tu sei ebbro: ti sei inebriato alla copiosa sorgente che è emanata da me”.

Gesù pur non negando il suo ruolo di Messia e di Maestro, considera Tommaso alla pari, perché ha compreso, infatti nel brano tratto sempre dal Vangelo di Tommaso afferma: “Colui che berrà dalla mia bocca diventerà come me, nello stesso modo che io diventerò come lui, e le cose nascoste gli saranno rivelate”.

Il ruolo di guida del Maestro, di Gesù è solo temporaneo, quando si diventa maturi non si ha più bisogno di un’autorità esterna, Tommaso che prima svolgeva il ruolo di discepolo, si riconosce ora “fratello gemello” (Didimo) di Gesù. Lo stato in cui vive Gesù, è uno stato della coscienza che può e deve essere raggiunto dal vero discepolo, da chi segue la Via, la Verità, la Vita nel giusto modo.

Nel Vangelo di Giovanni viene detto: “…Come possiamo conoscere la Via ? Gesù disse: Io sono la Via, la Verità, la Vita”, cioè la VIA è lo stato di consapevolezza raggiunto da Gesù. Quando i discepoli gli chiedono come e dove raggiungere Gesù, egli si rifiuta, e li indirizza verso se stessi, verso la propria Luce interiore; ritroviamo questo stesso tema nel Vangelo di Tommaso e nel Diaologo del Salvatore, dove viene detto: “Ognuno di voi che ha conosciuto se stesso lo ha visto (il Regno)”.

Nel testo il Testimonio di Verità si dice che : “l’amante della verità, lo gnostico diviene un discepolo della propria mente, scoprendo che essa è il padre della Verità”.

Gli gnostici concepivano la gnosi-Verità come esperienza soggettiva e diretta, da vivere, da realizzare e consideravano gli eventi del mondo secondari rispetto alla percezione del loro significato. L’autore gnostico del Vangelo di Filippo, seguace di Valentino, afferma che la verità è espressa attraverso simboli: “la verità non è venuta al mondo nuda, ma in simboli ed immagini … il discepolo non la riceverà in altra maniera”. Questo gnostico critica l’interpretazione  religiosa presa alla lettera (Gesù si esprime in parabole), deve essere compreso il significato simbolico, cioè quello della trasformazione interiore della coscienza. Nel Vangelo di Filippo si legge: “ … Tu hai visto (compreso e realizzato) il Cristo e sei diventato il Cristo. Tu hai visto il Padre e diventerai il Padre …. Chi raggiunge la gnosi-conoscenza-visione non è più cristiano, ma un Cristo”.

Certamente gli gnostici con questa interpretazione del messaggio di Gesù, con la prospettiva di divenire come Cristo, non potevano riconoscere le strutture istituzionale e le gerarchie della chiesa romana (preti, vescovi, canone ..).

Molti gnostici erano convinti che esplorando se stessi in profondità, con la meditazione (vera preghiera)  avrebbero compreso le verità universali, e la realtà-scintilla divina che è dentro ciascuno di noi. Ippolito riferisce che Simon mago sosteneva che: “ in ogni essere umano dimora (potenzialmente) un potere infinito … la radice dell’universo”.