PARMENIDE

Scultura ritratto Parmenide

Parmenide nacque in Magna Grecia (530 a.C. circa), ad Elea (Velia  in epoca romana, oggi Ascea), da una famiglia aristocratica. Della sua vita si hanno poche notizie.

 Secondo il nipote di Platone Speusippo, sarebbe stato chiamato dai suoi concittadini a redigere le leggi della sua città. Secondo alcuni fu discepolo del pitagorico Aminia, per altri  fu probabilmente discepolo di Senofane di Colofone.

Ad Elea fondò inoltre una scuola, insieme al suo discepolo prediletto Zenone;  Platone nel Parmenide riferisce di un viaggio che negli anni della vecchiaia Parmenide intraprese alla volta di Atene, dove conobbe Socrate da giovane col quale ebbe una vivace discussione.

L’unica opera di Parmenide a noi giunta è il poema in esametri intitolato Sulla natura, di cui alcune parti sono citate da Simplicio in De coelo e nei suoi commenti alla Fisica aristotelica, da Sesto Empirico e da altri scrittori antichi. Di tale poema ci sono giunti ad oggi diciannove frammenti.

Il suo insegnamento si può considerare un anello di quella catena tradizionale occidentale che parte dall’Orfismo, prosegue con Pitagora e i pitagorici, poi con Platone ed Aristotele ed i successivi platonici, neoplatonici e neopitagorici.

Dal suo scritto “Sulla Natura” , apprendiamo che ha avuto l’iniziazione direttamente dalla Dea DIKE, mentre le altre Dee di cui si parla nel Poema, sono  aspetti, o principi, che derivano dall’unica Dea DIKE che rappresenta per l’Eleate  l’incarnazione della Verità suprema.

L’intero Poema è composto di 154 versi e il titolo “Sulla natura  è stato proposto in seguito; per la prima volta appare in Simplicio (De Coelo, 556, 25, D. 28 A 14). Φυσεωζ (del testo) significa anche “Ordine naturale” che corrisponde al Rta vedàntico.

Ecco un brano tratto dal suo  scritto «Sulla natura»:

«Essendo ingenerato è anche imperituro, tutt’intero, unico, immobile, e senza fine. Non mai era né sarà, perché E` ORA TUTT’INSIEME, UNO, CONTINUO. Difatti quale origine gli vuoi cercare? Come e donde il suo nascere? ». 

Lo storico londinese Peter Kinglsey ha ravvisato nella tradizione sapienziale della Magna Grecia (Empedocle, Pitagora, Parmenide), e in particolare in Parmenide e nella scuola degli Eleati, un nucleo determinante che esercitava pratiche terapeutiche e conoscenze iniziatiche fortemente ancorate alla ritualità incubatoria. Un metodo non tanto praticato direttamente dagli ammalati, ma ancorato alla mediazione estatica e visionaria degli Iatromanti. Una sorta di Sciamani, chiamati i «custodi della caverna» o «guardiani del rifugio» (folarkcoi): quegli Ouliadi, cioè figli di Apollo «guaritore» (oulios), di cui Asclepio e i filosofi di Elea (Velia) erano stati tra i più illustri rappresentanti.