ORFEO

Immagine che ritrae Orfeo

L’Orfismo nasce in Dacia-Tracia (Romania-Bulgaria) e si sviluppa successivamente in Grecia, nel periodo storico collocato intorno al IX sec. a.C. dopo Omero;  si riferisce alla figura di Orfeo, personaggio mitico, considerato grande Saggio, Mago, Teologo, innovatore e rettificatore. 

Orfeo è un mediatore – ponte (Pontifex) che ha rettificato il culto di Dionisio degradato, ha svelato la Verità di ordine intelligibile, ha composto una scienza del Rito e del Numero attraverso la musica (vedi “inni orfici”), ha istituito i piccoli Misteri e i Grandi Misteri, ha influito in modo considerevole sulle menti dei filosofi dell’antica Grecia e di conseguenza su tutti gli altri filosofi posteriori. Scrive il prof. Reale, uno dei massimi studiosi europei della filosofia greca antica (da Storia della Filosofia Antica): “Ora senza l’Orfismo noi non spiegheremmo Pitagora, non Eraclito, non Empedocle e naturalmente, non Platone e quanto da Lui deriva”.

Orfeo ha quindi influenzato i Greci del tempo (fin dal IX sec. a.C.), che non hanno ancora dottrine sacre, libri rivelati e non hanno caste sacerdotali; i poemi omerici e la teogonia di Esiodo sono le uniche fonti di Ispirazione, rappresentano la religione pubblica dominante. La figura di Orfeo e quindi l’Orfismo, si colloca in questo contesto di trasformazione e rinnovamento delle coscienze. 

Si sviluppano con l’Orfismo il culto di Demetra (dea della Madre terra) che si pratica ad Eleusi (Eleusi è in Grecia e vicinissima ad Atene), attraverso il mito di Persefone (figlia di Demetra) che rapita viene costretta sottoterra per tutto l’inverno, mentre in primavera viene lasciata andare dalla Madre nell’Olimpo. Questa trama mitica nasconde però un preciso simbolismo iniziatico della morte, quello dell’addormentamento e del risveglio (evidente l’analogia con la leggenda di Hiram, Maestro Massone che risorge). Un altro culto, di ordine più solare ma anch’esso esoterico, fin dall’VIII sec. a.C. viene tributato ad Apollo nel santuario di Delphi. Questi due Santuari – Templi (come quelli di Olimpia, Tebe, ecc..) diventeranno famosi, sprigionando una particolare influenza spirituale iniziatica, soprattutto con l’Orfismo. 

 

Orfeo trae a sé la maggioranza dei Daci-Traci e trasforma completamente il culto lunare di Bacco orgiastico; consacra la sovranità di Zeus in Dacia-Tracia e quella di Apollo a Delphi, introduce i Misteri portando il Dionisio bacchico orgiastico alla dignità misterica di Dionisio Celeste. Ne consegue che Orfeo diviene il rettificatore del culto bacchico, il Pontefice della Tracia, il grande sacerdote di Zeus olimpico e di Apollo iperboreo e per gli iniziati colui che fonda i Grandi Misteri. Euripide e Platone attestano che alla loro epoca un gran numero di scritti correvano sotto il nome di Orfeo, riguardanti i riti e le purificazioni orfiche. Di riti e di iniziazioni orfiche ci parlano Erodoto e Aristofane. Ma forse più di tutte, interessante è la testimonianza di Aristotele, secondo cui Onomacrito (VI sec. a.C.) aveva messo in versi dottrine attribuite ad Orfeo. 

Sicuramente sappiamo che con Orfeo, e l’Orfismo, l’emisfero occidentale s’impossessa dei tradizionali Grandi e Piccoli Misteri, Misteri che nel tempo spazio subiscono adattamenti e sovrapposizioni teologiche. Gli stessi Misteri cristiani presentano precise concordanze con quelli orfici (vedi Macchioro in Orfismo e Paolinismo – ed. Bastogi).

 

Con la visione orfica, l’uomo è ritenuto composto di una parte immortale (Anima) che proviene dal divino e di una parte mortale (corpo) che proviene dall’elemento titanico. Quest’Anima immortale può ritrovare se stessa quando il corpo dorme, è quiescente in meditazione – contemplazione o quando esso muore. Quando i vincoli che legano l’Anima al corpo sono allentati, vi è maggiore consapevolezza della propria natura immortale e divina, in ciò consiste essenzialmente l’insegnamento iniziatico attraverso i Misteri, fare quindi in modo che gradatamente ci si distacchi dalla parte titanica (materiale) per prendere contatto con la nostra parte più vera interiore, “Essenza spirituale”.